Articolo di Martina Vetere

20 Novembre: la giornata dei bambini

Il 20 Novembre ha ormai assunto una fondamentale importanza nel diritto minorile, al punto da essere stata definita come “la giornata dei bambini”. 
In questa giornata ricorre, infatti, l’anniversario della nascita della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo approvata il 20 novembre del 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e revisionata, a distanza di tre decenni, proprio lo stesso 20 Novembre del 1989, sotto il nome di Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.

Il preminente l’interesse del minore trova la sua fonte primordiale nel diritto internazionale: piuttosto che con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948, la quale mostrava scarsa attenzione ai diritti dei minori (si vedano solo artt. 3, 25 II co, 26 I co, 26 II co), è solo con la Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959, i cui articoli hanno costituito dei veri e propri diritti riconosciuti ad ogni fanciullo senza distinzione alcuna, che viene dato rilievo alla materia.
A trent’anni dalla stessa, nel 1989 viene ratificata la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia: si tratta di un vero e proprio statuto di diritti del minore, da cui emerge la figura di un fanciullo, e soprattutto di un adolescente, arbitro del proprio destino, in grado di far valere le proprie scelte esistenziali e di veder garantito il proprio interesse nei confronti di qualsiasi soggetto.

Proprio grazie a tale Carta di diritti – passata alla storia anche come “Convenzione di New York” – in un’ottica di protezione del fanciullo volta al riconoscimento espresso dei suoi diritti fondamentali, dopo anni in cui il minore appariva come oggetto del diritto, ovvero parte passiva nelle relazioni familiari, il bambino viene tutelato in quanto persona, soggetto autonomo e titolare di posizioni giuridiche soggettive a lui riconosciute di diritto.

In questo contesto interviene il criterio guida del “principio di superiore interesse del minore” che permea l’intero complesso del diritto minorile in tutto il mondo. 

Introdotto dall’art. 3, laddove si afferma che “in all actions concerning children, whether undertaken by public or private social welfare institutions, courts of law, administrative authorities or legislative bodies, the best interests of the child shall be a primary consideration” , esso si è imposto definitivamente come principio generale ed autonomo nell’ordinamento giuridico nazionale ed internazionale.

Tale principio costituisce oggi la clausola per consentire al giudice la valutazione della fattispecie concreta sottoposta al suo vaglio, affinchè egli adotti la decisione più conforme al miglior interesse del minore: il minore diviene, quindi, a tutti gli effetti, soggetto di diritto e titolare di una propria soggettività giuridica da tutelare e proteggere.

La Convenzione di New York sui diritti del fanciullo – composta da 54 articoli e da tre Protocolli e costruita armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche –  è stata adottata il 20 novembre 1989 con risoluzione n. 44/25 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in vigore attualmente per 193 Stati, tra cui l’Italia che, nello specifico, l’ha ratificata il 5 settembre 1991 con L. 27 maggio 1991 n.176 (G.U.11 giugno 1991 n. 135).          

Essa prevede che gli Stati contraenti “si impegnano a rispettare e far rispettare i diritti enunciati per ogni bambino entro la loro giurisdizione”, a prescindere “da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”(art. 2).

Tra i diritti elencati negli articoli della Convenzione, assume particolare rilievo l’art. 29 che – sottolineando le finalità che la stessa prevede di raggiungere – attribuisce implicitamente ai genitori il compito di assicurare un armonico e compiuto sviluppo psico-fisico del fanciullo, i quali non possono però prescindere dal sostengo dei pubblici poteri che hanno l’obbligo di prendere le misure opportune anche con programmi di assistenza materiale e supporto, in quanto tutto il processo educativo deve tendere allo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue abilità mentali e fisiche, assicurando al massimo la realizzazione delle sue potenzialità.

Tra gli articoli più importanti sono da ricordare: l’art. 9, par. 1, che vieta la separazione del bambino dai genitori contro la loro volontà, a meno che la separazione non risulti necessaria nel migliore interesse del bambino; l’art.9, par.3, che impone agli Stati contraenti l’obbligo di rispettare il diritto del bambino separato da entrambi i genitori o da uno di essi di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i genitori, a meno che ciò non risulti nel suo miglior interesse; l’art. 18 che attribuisce ai genitori (o, se del caso, ai suoi tutori legali) la responsabilità di allevare il bambino e di provvedere al suo sviluppo nel miglior interesse dello stesso; l’art. 20, par. 1, che impone agli Stati contraenti l’obbligo di proteggere e assistere i bambini temporaneamente o definitivamente privati del loro ambiente familiare, o che non possono essere lasciati in tale ambiente, nel loro miglior interesse; l’art. 21 che stabilisce il dovere degli Stati di dare «the paramount consideration» al miglior interesse del bambino nella loro legislazione sull’adozione.
In sostanza, la Convenzione enuclea la necessità di dar voce al minore, chiarendo che per la sua realizzazione piena occorre che lo stesso mantenga una proficua relazione con entrambi i genitori, e quindi, per determinare il supremo interesse del minore, occorre avere specialmente cura delle esigenze affettive affinché il minore riceva adeguata educazione in ambito familiare: lo scopo è di assicurare ad ogni fanciullo formazione etica e acquisizione di autonomia e responsabilità decisionale.

In questa importantissima giornata, in cui va festeggiato il riconoscimento di tutti i diritti fondamentali ai minori come un grande traguardo, tutte le associazioni comunitarie e nazionali poste a tutela dei bambini hanno promosso iniziative, organizzato interessanti eventi per ricordare non solo la ricorrenza, ma anche quali diritti sono riconosciuti ai bambini, alle bambine, alle adolescenti e agli adolescenti.

Occorre lavorare tutti insieme per distruggere e superare quei preconcetti del secolo scorso secondo cui “il minore – ed è molto significativo l’uso di questo termine che sottolinea una condizione di minorità umana e quindi di assoluta incompiutezza e dipendenza da altri – è stato percepito più come un essere che solo attraverso l’itinerario educativo diviene persona, che come una persona umana già esistente e quindi portatrice di esigenze autonome e peculiari che devono trovare risposta e appagamento; più come cosa informe che deve essere dall’adulto plasmata, che come individualità significativa la cui identità va rispettata; più come bene in proprietà di qualcuno (dei genitori in primis) che come soggetto umano la cui personalità deve essere promossa perché la sua debolezza divenga forza con l’aiuto dell’adulto; più come suddito che deve obbedire e adempiere ai doveri di cui la società lo carica che come cittadino che deve essere chiamato a partecipare, sia pure in forme particolari legate alla sua incompiutezza, alla costruzione comune” (A.C. Moro, Manuale di diritto minorile, Dossetti M., Moretti M., Moretti C. (a cura di), VI ed., Zanichelli, 2019, p.7).   
Con l’augurio che questi retaggi culturali possano svanire in ogni parte del mondo e con la speranza che lo Stato, le Istituzioni, gli operatori della giustizia, gli assistenti sociali e tutti i consociati, riconosciuto ormai il valore dei minori, li aiutino a sviluppare la propria personalità, garantendo loro le migliori condizioni di vita nel proprio nucleo familiare, o quando occorre, nelle strutture adatte alle loro esigenze.   
Un minore è un adulto di domani, è uno di noi ed è più debole, quindi prezioso, e necessita di attenzioni: noi tutti abbiamo l’obbligo morale e non di prendercene cura.
Non solo oggi, ma tutti i giorni.

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